“LE MANI SU MOZART” (di Pier Giorgio Camaioni)

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“i Viaggi di Mozart”

FERMO - Teatro dell’Aquila - 1 marzo 2015 h17 - Mozart-viaggiatore me l’immagino col camper. In giro per l’Europa “in lungo e in largo” col padre-autista su un motorhome targato Salzburg. Al posto della dinette centrale, il piano mezzacoda. La Sinfonia n.36 K 425 “di Linz” potrebbe averla composta sull’Alpenstrasse: prevalenza di adagi (causa le salite), presto solo nel finale, voglia d’arrivare, la strada quasi in discesa verso Linz. Il Concerto per violino e orchestra n.4 K 218 invece l’avrebbe scritto in Italia. Basta con gli adagi, ecco gli allegri. Forse ha pure fatto salire una giovane violinista bionda di nome Alexandra… Per tutto il 1775 si diverte. Musica sublime, l’Italia è bella, e bella e brava pure la violinista. Ma lo attrae Praga, toh, meno di mille km, si può fare. Ancora qualche adagio sui passi delle Dolomiti, ma dopo sui falsopiani si viaggia spediti (allegro - andante - andante grazioso). Anche se per strada a Mozart non manca qualche pensiero triste (nel frattempo Alexandra s’era stufata ed era scesa…), la Sinfonia n.38 K 504 “di Praga” è superlativa. Sarà che aveva dietro anche parecchi spartiti di Händel, Bach, Haydn - col camper si può - e poi vuoi mettere comporre l’andante e il finale-presto guardando Praga dal finestrino e i ponti sulla Vltava e lo sfondo del Pražký hrad e il Letná Park… Per forza capolavoro.
Idea originale, quella di Hubert Soudant, nuovo direttore olandese della FORM: inquadrare il concerto, tutto dedicato a Mozart, nella cornice del viaggio “nel tempo e nello spazio”. Reale il viaggio nello spazio: Wolfgang Amadeus fin dal 1770 scorrazzò a lungo per l’Italia e l’Europa; ideale quello nel tempo, con l’appassionata adesione alla magnificenza di Bach e Händel e ai più diversi stili musicali (specie Italiani) appresi proprio grazie ai viaggi.
Per apprezzare questa chiave di lettura serve però prima leggere bene il programma di sala: al semplice ascolto, per quanto attento, nessuno spettatore al Teatro dell’Aquila penserebbe ad un Mozart-con-la-valigia (in carrozza o in camper che sia). Già ai concerti devi raccapezzarti tra gli autori, gli esecutori, i titoli, le tonalità (maggiori, minori, bah), la numerazione delle sinfonie, le date, tutte quelle “K”… Cerchi di riconoscere, di ricordare, di confrontare. Una specie di viaggio (personale) in retromarcia, tra le nebbie e la memoria e l’ignoranza. A meno di non essere un patito o un musicista di professione.
Un buon concerto, con annesso “bis di compleanno” del 1° violino. Auguri di Buon Viaggio! (Questi musicisti viaggiano davvero tanto, come e più di Mozart, a guardare i loro chilometrici curriculum).
E stasera, osservo incuriosito, c’è anche un di più: questi “Viaggi di Mozart” sono diretti con le nude MANI, non con la canonica bacchetta. Hubert Soudant non la usa, e non penso se la sia dimenticata. Noto che è meglio: anche se la figura del Direttore d’Orchestra senza bacchetta non fa parte del nostro immaginario, a pensarci bene può essere limitativa. Le mani no, le mani non hanno limiti. Le mani dirigendo parlano, quasi suonano: nei mutamenti e nelle sfumature di tempo e di ritmo, nelle scene liriche, nei gesti dolci o imperiosi, nelle spinte e nelle accelerazioni, nei silenzi, nei segni di coraggio, negli ammonimenti, nelle preghiere, nei rimproveri, nella gioia… La bacchetta è solo una bacchetta, le mani sono mani.
Anche per questa “essenzialità” Soudant ci ha convinto. Ha pure delle mani belle grandi. Mozart oblige.

Pier Giorgio Camaioni