FORM conclude la serie di Soudant con la Prima Sinfonia di Beethoven

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Il ciclo sul classicismo viennese progettato dal Maestro olandese si chiude con Haydn, Mozart e Beethoven. Appuntamento venerdì 8 aprile al Teatro Pergolesi di Jesi e sabato 9 al Rossini di Pesaro

JESI 08/04/2016 ─ Un cerchio che si chiude: per l’ultimo appuntamento con il classicismo diretto personalmente da Hubert Soudant, direttore principale della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana, si torna a Beethoven e ad un’opera cardine: la Prima Sinfonia.
Le melodie di Haydn, Mozart e del compositore tedesco rivivono con il Soudant’s series: Beethoven 1, venerdì 8 aprile al Teatro Pergolesi di Jesi, ore 21, e sabato 9 aprile al Teatro Rossini di Pesaro, ore 21.
Un concerto, in cui il Maestro olandese dirige l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, destinato a rievocare i tre grandi geni del classicismo viennese con un programma d’eccezione: l’Ouverture de La fedeltà premiata, Hob. XXVIII/10 di Franz Joseph Haydn apre la serata con leggerezza, con un brano frizzante e giocoso. A seguire la Sinfonia n. 35 in re magg., K. 385 “Haffner” di Wolfgang Amadeus Mozart, dove è viva l’influenza dello stesso Haydn su Mozart, soprattutto nel primo movimento, ma non meno quella di Bach, riscoperto dal compositore salisburghese proprio all’epoca della “Haffner”. La Sinfonia è stata composta per celebrare l’attribuzione di un titolo nobiliare a Sigmund Haffner, figlio del sindaco di Salisburgo che aiutò la famiglia Mozart nell’organizzare i primi tour europei.
A chiudere, la Sinfonia n. 1 in do magg., op. 21 di Ludwig van Beethoven, un’opera che segna un profondo cambiamento: è il debutto nel genere sinfonico di un genio destinato a cambiare profondamente il corso della storia della musica, con un rinnovamento senza precedenti rispetto ai modelli classicisti di Haydn e Mozart. L’aspetto del forte nesso tra mondi contigui è evidente nella Prima Sinfonia anche per la sua dedica al barone Gottfried van Swieten, già mecenate di Haydn e di Mozart. Rappresenta quindi la continuità con i canoni del passato, con un primo sguardo verso l’innovazione che Beethoven porterà nelle successive sinfonie.